Pokerissima, la mano vincente di Drali

“Sì, sì, duman edrali_606l Drali l’è chì”… meglio fare una telefonata prima di andare a trovare l’esuberante sciur Beppino, classe 1928, sempre in movimento dentro e fuori dal suo negozio storico. In via Agilulfo basta svoltare l’angolo e scorre il Naviglio Pavese, tra i caseggiati popolari della Stadera, il quartiere dove il Beppino ha trascorso tutta la vita e dove oggi risiedono le identità, come la sua, di una Milano verace che scompare, accanto alle trasformazioni multietniche della Milano che invece cresce. E si parla solo milanese nella bottega di Drali: se passando non lo trovate, qualcuno del suo colorito entourage sempre di piantone vi rassicurerà: “Vun quar’ d’ura e l’è indrèe”. Ghe n’è minga de problema, torna subito. Accompagniamo Andrea, professionista 30enne e collezionista esperto (e rigoroso) di sole biciclette artigianali di maestri lombardi, che riporta una fantastica Pokerissima del 1975 nell’officina dove è nata . I due si conoscono da tempo ma Drali non si aspetta di rivedere una sua bici di quel livello e in condizioni eccezionali come questo esemplare. Vogliamo lasciar parlare colui che ha costruito quel telaio con le proprie mani oltre 40 anni fa. “El varda che cromadüra ammò, giuinott!!”, guardi che cromatura ancora perfetta, giovanotto! Questo è il suo tipico rivolgersi a chiunque sotto gli 80 anni e l’accoglienza da calorosa passa a quasi commossa. Il maestro attacca immediatamente coi ricordi, a quando portava in treno i telai fino a Como “dal Peverelli, vun ch’el cureva” che aveva poi avviato una ditta di cromature.La lavorazione dice – deve essere eseguita magistralmente altrimenti non dura nel tempo”. Drali è ancora oggi ammirato dal lavoro del cromatore, ma lucidissimamente ricorda tanti altri dettagli della lavorazione. drali_228Anche la vernice, racconta, è particolare su questo modello: l’aveva commissionata a un certo Missaglia che realizzava in quel periodo la verniciatura delle racchette da tennis, scelto perchè riusciva a dare uno strato molto sottile sul telaio raggiungendo un risultato migliore sia dal punto di vista estetico, sia sul piano funzionale perché minore era il peso della vernice. Ma dobbiamo incalzarlo, Drali, perchè parli del lavoro che ha svolto lui. Allora di nuovo parla delle congiunzioni, di tipo lungo, si può dire alla vecchia maniera anche per quei tempi in quanto già esistevano le “pipe” più corte in microfusione che richiedevano meno tempo per la limatura. Drali qui aveva usato ancora quelle in ghisa, robustissime, più allungate. Questo tipo di congiunzioni richiedeva tempi di lavorazione più onerosi ma permetteva di disegnare punte più eleganti. Ci mostra la testa forcella grezza, ne ha ancora una, marca Bianchi: il set di congiunzioni usato è quello che impiegavano a Treviglio.

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Il nome Drali infatti, come molti sanno, è legato al grande produttore lombardo sin dai tempi del padre Carlo, telaista del Reparto Corse negli anni ’50 e ’60. Anche Beppino ha collaborato con la Bianchi, per un certo periodo ha realizzato infatti la Specialissima “Elaborata Drali”, unico caso in cui lo storico marchio abbia concesso a un telaista di apporre la firma sui propri telai. I materiali utilizzati per questa Pokerissima sono di altissima qualità: tubi Columbus SL (Super Leggeri), ovvero lo standard delle bici di alta gamma per tutto il ventennio ’70/’80, forcellini Campagnolo e gruppo misto Nuovo Record con posteriore Super Record prima serie, cambio nato appena un anno prima. Il Nuovo record rimarrà in produzione ancora molti anni, ma come seconda scelta della casa vicentina. Un manubrio 3T Superleggero, l’attacco manubrio 3T e una stupenda sella Brooks completano il quadro. La resa tuttavia non sarebbe la stessa senza la raffidrali_293natezza delle lavorazioni artigianali di tutte le componenti: oltre a quelle del telaio infatti bisogna aggiungere le pantografie delle componenti Campagnolo, affidate ai maestri della fresa e del pantografo su corone, reggisella, attacco manubrio, leve e pinze freno. Chiediamo del nome, Pokerissima, intrigante e promettente, con le sue decal che riportano i semi del mazzo alla francese: nacque dalla suggestione di una serie di vittorie di Fausto Coppi su Bianchi nel 1949: Quell’anno lì il Coppi l’ha portàa a càa tucc, ha fatto Poker!dice ridendo. È difficile far parlare Drali di sé, torna di continuo al ricordi di un tempo e di uomini che non ci sono più, con un rispetto che lo rende immemore di quanto lui stesso rappresenti nella storia del ciclismo. Si rimane davvero colpiti da quest’uomo sereno e con occhi semplici e sorridenti che non esita a spartire i meriti del proprio lavoro con tutti coloro che, come lui, lavoravano nelle officine, soprattutto in un settore in cui ognuno sembra rivendicare di volta in volta la proprietà delle innovazioni. Non ce ne andremmo mai ma “L’è mes-dì. Se vedum, giuinott!”: a mezzogiorno il Drali va in trattoria. Alle 14 è di nuovo in officina. 

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TESTO: enrico bona/acciaiosolocorsa.it

PHOTO: enrico bona/acciaiosolocorsa.it (Riproduzione Vietata)

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