Fuoco in pista con Wilier Triestina 1983

Il cancello è aperto, non c’è anima viva. Avremmo voluto chiedere il permesso per fotografare ma a questo punto ce lo prendiamo. E il velodromo sembrava attenderla, deserto, a sua disposizione. La temperatura, seppure al tramonto, sembra persino infiammarsi quando il sogno di tanti collezionisti si posa sul cavalletto accanto alla parabolica. Wilier Pista “Ramata”, non occorre nemmeno presentare questo vero gioiello del nostro amico Nico: a lui il merito di averla trovata nel mare delle biciclette dismesse e di averla riportata alla vita.Wilier-Pista_015

Questo sogno è ramato, il classico dei classici Wiler Triestina, e vorrebbe raccontarci certamente, in questa versione, di tante bagarre in pista. Purtroppo la sua storia si perde, il proprietario è riuscito solo a recuperarla ma non a ricostruirne il passato, perciò possiamo osservarne i dettagli e provare a capire, immaginare: classe 1983, come riporta l’adesivo sul piantone, telaio a congiunzioni composto di tubi Columbus SL, saldata quasi con certezza presso l’officina padovana Vetta di Antonio Taverna.Wilier-Pista_239

La qualità del telaio si evince subito dai materiali usati, alta gamma su tutti i componenti, e dalle lavorazioni delle congiunzioni: la scatola del movimento centrale con tutte le punte ben limate, i raccordi del ponticello del carro posteriore fini e alleggeriti, i rinforzi della forcella lunghi e anch’essi alleggeriti, i forcellini Campagnolo.

Da notare la testa forcella piatta e i foderi con sezione rotonda da 24 mm, affini al più classico design della tradizione italiana, che conferiscono maggior rigidità e resistenza alle sollecitazioni.

Questa Ramata monta il gruppo Campagnolo Super Record Pista (anche in quegli anni punto di riferimento della gamma alta), a eccezione della serie sterzo della FT di Bologna, casa produttrice di componenti speciali super leggeri, spesso scelti dai reparti corsa per allestire le bici dei professionisti. Infine i cerchi per copertoncino lasciano aperto ad ogni ipotesi, forse possono essere stati montati perchè la bici veniva usata in allenamento e non più in competizione. Chissà, certamente una bici costosa appartenuta a qualcuno che certamente l’ha fatta girare in velodromo: il fascino di certi oggetti è anche sapere che devono avere un passato significativo, pur non sapendo quale.

 

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TESTO: enrico bona/acciaiosolocorsa.it

PHOTO: enrico bona/acciaiosolocorsa.it (Riproduzione Vietata)

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