Nuova Almarc: antica tradizione della pelle per il ciclismo moderno

Il Made in Italy che per circa un cinquantennio ha dominato su tutto nel ciclismo ha una storia fatta prevalentemente di piccole aziende a conduzione familiare nelle quali si sono sviluppate inventiva e un’artigianalità magistrale, inimitabili per i concorrenti del tempo e in molti casi anche per quelli attuali. Un caso emblematico è certamente Almarc, oggi Nuova Almarc, celeberrimo laboratorio dal quale, da 42 anni e attraverso il lavoro manuale di Alberto Lissoni, escono i più bei manubri rivestiti in vera pelle che un ciclista possa desiderare.

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Il manubrio Almarc rappresenta quella fortunata coincidenza nella storia di un prodotto nella quale coesistono funzione e stile, come in un orologio svizzero o un’auto sportiva italiana. Almarc è un’icona inimitabile del ciclismo mondiale. Alberto Lissoni, nel suo piccolo laboratorio di Verano Brianza, ci racconta degli inizi, del presente e del futuro che sta programmando per Nuova Almarc insieme alle figlie Sabrina e Patrizia.
“Abbiamo cominciato nel 1974. Io e mio fratello Marco per caso notammo il timone di una barca rivestito in pelle: quello è stato il momento in cui ci si è accesa la lampadina: nessuno l’aveva mai fatto, non esisteva nessuna alternativa al classico manubrio nastrato” – racconta Alberto – “almarc_012Dopo aver lavorato sul perfezionamento dei primi prototipi, nel 1975 ci siamo presentati alla punzonatura della Coppa Agostoni con un nostro manubrio da far vedere. La fortuna ha voluto che proprio Felice Gimondi abbia subito preso in considerazione la nostra soluzione e ci abbia messo in contatto con Piero Piazzalunga, lo storico capo meccanico al Reparto Corse Bianchi. Nel giro di brevissimo tempo abbiamo ottenuto la fiducia della Bianchi e la fornitura ufficiale del nostro prodotto alla squadra. Così è cominciata: con un’idea, l’intraprendenza da brianzoli e un po’ di fortuna. Con mio fratello avevamo sognato di fornire un giorno, forse, una squadra professionistica… e il colpo ci era riuscito quasi subito: una grande squadra e un grande campione, Gimondi, come testimonial”.
Da quel momento in avanti com’è proseguita, è stata una strada in discesa?
“Non del tutto, restava da convincere il mercato amatoriale, i privati. I produttori hanno manifestato subito curiosità e apertura verso i nostri manubri e i corridori che li utilizzavano ne apprezzavano immediatamente i benefici di comfort. Il rivestimento in pelle, prima di ogni altra cosa, eliminava per esempio il formicolio alle mani che le ore in sella spesso procuravano ai professionisti. Ma il mercato dei ciclisti appassionati inizialmente ha stentato a partire. Era un prodotto che costava parecchio e le preoccupazioni più ricorrenti dei clienti almarc_024riguardavano la pulizia della pelle e l’eventualità di danneggiamenti per cadute. Ma siamo riusciti anche lì, dopo poco anche gli amatori hanno cominciato ad ordinare le bici con il nostro manubrio direttamente ai costruttori”. Ogni tanto Alberto rallenta nel parlare, gli sale un po’ di commozione, per l’orgoglio di trovarsi a raccontare la propria storia di piccolo artigiano che ha lavorato con i più grandi. “Dopo… sono cominciati anni entusiasmanti. Abbiamo lavorato con tutti, ne dimenticherò qualcuno di sicuro da quanti sono: De Rosa, Colnago, Guerciotti, Gianni Motta, Cinelli, Rossin, Casati, Patelli, Paletti, Ciöcc e altri… praticamente tutti. Tra aziende e clienti privati non stavamo dietro agli ordini e i nostri sportivi vincevano con i prodotti Almarc in tutto il mondo”.

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Alberto e Sabrina

Quali sono invece i campioni cui siete più legati?
“La nostra storia deve molto alla collaborazione con Felice Gimondi certamente ma anche a GB Baronchelli e Moreno Argentin. Io li considero tutti grandi campioni nello sport e nella vita, veri signori. Felice Gimondi, addirittura, durante il primo anno rinunciò ai soldi della nostra sponsorizzazione, per avere il nostro manubrio e aiutare ad affermarci. Cose che non si dimenticano”.
Parliamo del presente: c’è stato un periodo in cui Almarc ha rallentato la produzione per poi riaprire ufficialmente. Cosa è successo e quali sono i programmi futuri?
“Negli anni ’90 e 2000 il ciclismo è cambiato e così anche la nostra attività. Non abbiamo mai chiuso ma ci siamo rivolti al mercato quasi esclusivamente amatoriale. Questo lavoro è una cosa mia” – Albertalmarc_043o marca questo aggettivo in modo particolare – “Non posso smettere nonostante l’età e mia moglie che mi vorrebbe in pensione. Come faccio? Questo lavoro lo sento dentro, c’è ancora tanto da fare e nel 2012 infatti abbiamo aperto la Nuova Almarc, con le mie figlie Sabrina e Patrizia. Loro sono il futuro”.
Cosa offre oggi Nuova Almarc e a quale mercato?
“Nuova Almarc produce esattamente ciò che ha sempre fatto: manubri rivestiti in pelle di qualità unica, italiana e certificata in tutto. Possiamo lavorare per il mercato amatoriale, per i laboratori artigianali e anche su larga scala con produttori dai grandi numeri. Attualmente abbiamo diverse importanti collaborazioni. Cinelli ci fornisce il suo manubrio in alluminio Giro d’Italia, noi lo rivestiamo in diverse versioni e lo vendiamo come ‘pacchetto’ nostro. Di recente abbiamo anche ricominciato con grandissimo orgoglio a fornire manubri a De Rosa, un accordo prestigioso che ci riporta all’entusiasmo degli inizi. Quello che non cambia mai per noi è la qualità del prodotto, che garantiamo allo stesso livello per tutti, dal ciclista amatoriale al grande produttore”.

 

 

 

 

 

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FOTO: enrico bona/acciaiosolocorsa.it (Riproduzione Vietata)

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